Autore : cp

LE TELE DEL MISTERO - 2. l'approdo

Pseudonimo : A.67

 

a G.Pedota

getta l’ancora  siamo arrivati

… squizzle

ma che razza di posto è questo

un Miogaror blucobalto a perdita d’occhio

e la stella è ormai lontana

persa tra le altre indistinguibile

siamo immobili qui dove im-moto è il tempo

nell’oscuro ventre della vacca cosmica

in questa babele materica

l’era è al termine

caos e ordine e ancora caos

d’ora in poi sarà resurrezione

inoperoso il telaio tra le radici di Yggdrasil

stanche le tre fanciulle le corde finite

conclusi gl’intrecci sull’arazzo delle Norne

il ruscello cristallino dell’antica cosmogonia

tace

l’era è al termine

sciami di mondi immobili attendono il sussurro

erranti esistenze svanite epoche passanti

indugiano incerte le folle dell’apocalisse

sul brusio di fondo s’ode il bisbiglio

si ode indistinto il canto dell’universo

d’ora in poi sarà resurrezione

qui è l’approdo del rostrOdisseo

vago e determinato getta l’ancora

mentre sorride il mio anfitrione

scocca il dardo infuocato

sorride Babele sorride l’era

l’era morente ci sorride

e crolla il vuoto si arrende

cessato il furore placata l’ira

come Telemaco esausti

guardiamo la scia luminescente

la spiravermiglia si spegne nel vento

il duetto di Algol è un tenue bagliore

tra gli ultimi palpiti di Schedir e Sirrah

lungo tutto il piattorizzonte

è silenzio e pace e quiete apparente

piegata l’inutile vanità Cassiopea

nuda e pura M31 giace e attende

il suo terrificante mutaforma

l’urlo del Ghoul Ghoul Ghoul

se l’era è al termine

questo è il regno dei demoni

il mio Dàimon consiglia moderazione

in prudente attesa

la madre dell’universo ha dato principio

al suo blucanto sommesso

percuote le corde e soffia nella siringa di Pan

un suonoliquido tenue esplode improvviso

colori animati occhieggiano

negli ammassi di nebulose spente

Bartòk nelle vesti di magister puerorum

dirige la sua furente infinita rapsodia

abbiamo viaggiato nei coriandoli di luce

ed è stato stupore e paura

ma siamo sopravvissuti

e siamo infine approdati

ed è prodigio e magia e incanto

è dunque resurrezione?

s’avverte il palpito freme l’orizzonte

finito il tempo il futuropassato

danza lieve e canta l’universo

dall’estremo curvobordo

gorgheggia la sua nenia e danzano i mondi

danzano le cosmicospirali in lenta catarsi

un amplesso etereo che penetra lo spazio

archè e logos fusi in uno struggente tango latino

la perfettequazione con massa ed energia

che si rincorrono al quadrato della luce

è un orgasmo cosmico che scuote l’universo

è metamorfosi è mutamento e transito infinito

verso il gomitolo delle cronomultiple dimensioni

è fine e principio è resurrezione finalmente

Witten perduto nel dedalo del suo sogno

ha però osservato il dipinto degli universi

tracciate le vibranti stringhe

le cromatiche note della melodia

rimbalzano nei venti e si espandono

sulle tele del mistero

la violacciocca nel campo è nuovamente in vita

riaffiorano le purpuree curvilinee del pensiero

l’approdo appeso all’albero della conoscenza

mio buon mentore

resta comunque irrisolto

a noi basta l’ultima curiosità di Pandora

Elpìs dono remoto

terribile e gioiosa speranza di un Ragnarök

albeggia incorrotto un nuovo giorno

nei colori e sulle note di un canto

s’ode la primigenia melodia e danzano gli universi

ciao nuovo sole

ciao nuovo mondo

ciao

.